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LA MEMORIA OBLIQUA DI CAVAGLION: TRA TERRE CRETACEE, TORRI E AQUILONI.

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Nel 79 d.C., mentre la furia del Vesuvio spazzava via i popolosi abitati di Pompei, Ercolano e Stabia, nella corrispondenza epistolare con l’amico Tacito, Plinio il Giovane scriveva: «Agli sguardi ancor tremanti, tutto si mostrava cambiato». E cambiato appare il comune sentire, il paesaggio, la memoria stessa dopo l’eccidio perpetrato dalla follia nazista a danno del popolo ebraico (e non solo). Un ignominioso blackout dell’umanità che viene sempre più spesso vissuto come un semplice momento commemorativo da imprimere a fuoco nelle menti prima ancora che negli spiriti delle generazioni che si sono avvicendate nel corso degli anni. Soprattutto in Europa, si ergono continuamente monumenti, si inaugurano luoghi della memoria, si appongono sul suolo pietre d’inciampo. Ma nei nuovi tempi moderni (anche alla luce di ciò che negli ultimi giorni sta accadendo in Medioriente), in cui è palese e tangibile la riemersione di tensioni discriminatorie, tutto ciò può essere sufficiente? Può bas...